Pasquino

"A chi m'accusa de l'anonimato
io j'arisponno che nun so' sonato.
Si me firmassi co' tanto de nome
de certo sarei propio un gran cojone:
già sto a riccoje grosse collezzioni
co' le denunce e le maledizzioni."

pasquino

Pasquino
La più famosa tra le statue parlanti è sicuramente Pasquino, divenuta figura caratteristica della Città di Roma. Faceva parte, forse, di un gruppo ellenistico raffigurante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo. L'origine del nome è avvolta dalla leggenda.
Vi sono infatti diverse interpretazioni di chi vuole riferirlo ad un barbiere o ad un ciabattino, o forse, secondo Teofilo Folengo, ad un certo Mastro Pasquino, proprietario di una osteria nella piazzetta. Una ipotesi alternativa e molto accreditata sostiene invece che fosse il nome di un docente di grammatica latina di una vicina scuola, i cui studenti vi avrebbero notato delle assomiglianze fisiche: sarebbero stati questi a lasciare per goliardia i primi fogli satirici.
Da allora si diffuse l'abitudine di affiggere cartelli, sonetti, poesie in rime, accuse e denunce ai suoi piedi.
Scherzando, canzonando, trafiggendo in proprio nome, dialogava con altre statue, che alcune forse lo avevano preceduto e ora gli tenevano "bordone" nel suo malignare.

Marforio:
Caro Pasquino, che tempacci brutti!
Tu di' si ciò raggione;
Er popolo è fregnone come er cerino:
Se fa fregà da tutti!


Pasquino:
Caro Marforio, è giusto er paragone,
Però er popolo è ancora più frescone,
Perché er cerino, lo sai pure tu,
Lo pòi fregà 'na vorta,
Poi nu' lo freghi più!


Quanto Pasquino fosse odiato e temuto dai papi lo dimostra il fatto che lo scorbutico Adriano VI (1522-23), unico pontefice olandese della storia, diede ordine addirittura di far gettare la statua nel Tevere, ma la sua precoce morte permise all'eroe popolare di rimanere saldamente al suo posto; il pontefice fu tumulato a santa Maria dell'Anima, chiesa della nazione germanica, sita a non piĆ¹ di 200 metri dalla statua parlante sulla quale comparvero questi versi:

"Papa Adriano è chiuso qui. Fu un tristo:
con tutti ebbe a che fare, fuorché con Cristo".


Le rime e i versi grazie ai quali la statua venne eletta "voce del popolo" erano rivolti a tutti i potenti, spesso appellandoli indelicatamente e sottoponendoli ad una satira feroce e spietata. Le pasquinate erano vere e proprie invettive moraleggianti, soprattutto nei confronti del nepotismo ecclesiastico e della "prostituzione di lusso".
Ecco qualche esempio di pasquinata famosa:

Per la morte di papa Alessandro VI Borgia (1492-1503),
accusato con tutta la sua famiglia di violenza, lussuria e crudeltà:
Qui giace Alessandro sesto. È sepolto con lui quanto venerò:
il lusso, la discordia, l'inganno, la violenza, il delitto.


Per la morte di papa Leone X Medici (1513-1520),
famoso perchè prometteva il Paradiso in cambio di soldi (" delle indulgenze"),
soldi che usava per pagare i grandi progetti artistici a Roma e a Firenze:
Gli ultimi istanti per Leon venuti,
egli non poté avere i sacramenti.
Perdio, li avea venduti!


Dopo la morte di papa Clemente VII de' Medici (1523-1534),
provocata forse dalla scarsa bravura del suo medico,
sulla statua viene messo il ritratto del medico con la scritta:
Ecce qui tollit peccata mundi (Ecco quello che toglie i peccati del mondo).

Per la morte di Paolo III Farnese (1534-1549), Papa grandissimo ma accusato di "nepotismo",
cioè di avere concesso ricchezze e poteri ai suoi parenti:
In questa tomba giace
un avvoltoio cupido e rapace.
Ei fu Paolo Farnese,
che mai nulla donò, che tutto prese.
Fate per lui orazione:
poveretto, morì d'indigestione.


Le pasquinate, come genere letterario incontrarono una certa fortuna anche lontano da Roma, soprattutto a Venezia, il cui portavoce fu "il Gobbo di Rialto" e in misura minore a Firenze con il celebre "il porcellino della Loggia del Mercato Nuovo".

Oggigiorno la maggior parte delle statue parlanti di Roma pare aver perso la favella, quelle che un tempo erano portavoce del popolo romano oggi hanno perso la parola e sembrano ridotte a mute osservatrici dello scorrere del tempo;
avvolte nel loro fascino leggendario, sono la memoria di antiche vicende che hanno arricchito la storia di Roma.

Solo Pasquino si mantiene fedele alla tradizione: la sua base è sempre ricoperta da una varietà di graffianti satire in versi, tipicamente rivolti a chi detiene il potere.

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